Rocca Cinema Imola
Gemini Man
regia: Ang Lee
durata: 117'
U.S.A., 2019
domenica 26 luglio 21:30
Henry Brogan รจ il miglior sicario in circolazione. Per questo la Defense Intelligence Agency, servizio segreto americano, non rinuncia mai ai suoi servigi.

Henry Brogan è il miglior sicario in circolazione. Per questo la Defense Intelligence Agency, servizio segreto americano, non rinuncia mai ai suoi servigi. A 51 anni Henry coltiva sempre più dubbi sulla vita condotta sino a qui e, dopo l'ultimo incarico, decide di smettere i panni del killer governativo. Ma i suoi superiori non si fidano e gli mettono alle costole degli agenti, fino a ricorrere al migliore di tutti, straordinariamente simile nelle fattezze proprio a Henry Brogan. L'ultimo scorcio di carriera di Ang Lee è caratterizzato da un'insopprimibile e instancabile ricerca sperimentale, come se una nuova e ignota forma di immagine si nascondesse fuoricampo, lontano da ciò che da troppo tempo siamo avvezzi a chiamare cinema.

Quella di Ang Lee è un'indagine sui limiti del visibile che si accompagna inevitabilmente all'evoluzione tecnologica del medium: per Lee significa coniugare tridimensionalità e HFR, ossia High Frame Rate, fino a passare dai tradizionali 24 frame al secondo all'impressionante frequenza di 120 frame al secondo. Nelle corrette condizioni di visione il risultato è visivamente strabiliante, ma come può esserlo un video dimostrativo in una fiera hi-tech: è il film in sé - o almeno quello che eravamo soliti chiamare tale - a passare repentinamente in secondo piano. Il soggetto e la sceneggiatura di Darren Lemke e David Benioff sono rimasti nel limbo di Hollywood per circa 20 anni finché Ang Lee ha deciso di partire da qui per compiere il suo esperimento, annichilendo la trama fino a rendere il film una sorta di cavia da laboratorio.

Ogni immagine diviene iperrealista e insieme un'esasperazione della realtà, fatta di peli distintamente visibili e gocce d'acqua iperdefinite; i movimenti di macchina si fanno di una fluidità inquietante, quasi che l'immagine stesse "scrollando", come sullo schermo di un PC. Il confronto di Henry con il proprio avatar da un altro passato e - sul piano simbolico - l'incapacità del cinema di accettare il proprio "clone digitale" si prestano a molteplici interpretazioni concettuali, a cui Ang Lee ha scelto di consegnarsi con incredulo entusiasmo.